Comitato ATU. (ora SPC)

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Cronologia e descrizione dell’emergenza informatica nel Ministero della Giustizia (Marzo 2008)


Il servizio di informatizzazione presso gli uffici giudiziari (ATU, Assistenza Tecnica Unificata) si è diffuso sul territorio nazionale a partire dal 1989 con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale.
Dal 1997 il Ministero ha indetto delle gare d’appalto inizialmente per singola regione e successivamente per macroaree (2 o 3 regioni), le gare si sono succedute ogni 2/3 anni impiegando ditte e lavoratori che erano sostanzialmente sempre gli stessi.
Il risultato di queste gare è stato l’abbattimento delle tariffe praticate per i servizi ed una guerra tra le aziende che ha penalizzato fortemente stipendi e contratti dei lavoratori nonostante il costo medio di un lavoratore utilizzato col tramite delle società private sia circa il doppio di quello di un pubblico dipendente.

Otto anni fa il Ministero della Giustizia introdusse per concorso 315 Esperti Informatici interni (CISIA) con mansioni prevalentemente di organizzazione e controllo delle attività informatiche.
 
I centinaia di sistemisti esterni delle società appaltatrici rappresentano il fondamentale e spesso unico punto di riferimento per qualunque problema di natura informatica di Procure e Tribunali Penali e Civili, impiegati tutti i giorni 8 ore al giorno in gestione server e basi dati (anche secretati), amministrazione reti, gestione e manutenzione parco hardware e software, supporto totale degli utenti, formazione ed altro, in rapporto diretto con tutti coloro (operatori, cancellieri, magistrati etc) che operano negli U.G. e da non considerare figure dall’utilità episodica e sacrificabile.

Esiste quindi collaborazione ma non una completa sovrapposizione di ruoli tra il personale delle società esterne e gli informatici interni alla P.A.

Per i contratti ATU stipulati nel 2005/2006, il Ministero a causa dei tagli di spesa destinati all’informatica ha praticato su scala nazionale l’istituto del riconoscimento del debito (causa di crescenti interessi sulle cifre dovute dallo Stato), con gravi ripercussioni per le aziende ma soprattutto per i lavoratori.
Ad Aprile 2005 gli RTI (Raggruppamenti Temporanei di Imprese) OIS.COM/GRUPPOCM&C perdono l’appalto, gara che vede il suddetto consorzio al terzo posto, la GETRONICS al primo e la IBM/ABACO/SISGE al secondo.
Come se non bastasse, la finanziaria 2006 effettua enormi tagli sui servizi informatici della Giustizia.
Un periodo nero già iniziato alla notizia della perdita della gara culmina così a Febbraio 2006 con una serie di scioperi degli ATU presenti sulle sedi giudiziarie, nel loro futuro la prospettiva del licenziamento, per un motivo o per un altro.
Mentre ci si prepara al peggio, la procedura di gara viene impugnata davanti al TAR Lazio.
La gara verrà annullata a Marzo 2006 per irregolarità nell’aggiudicazione ma ad Agosto 2006 il Ministero fa appello al Consiglio di Stato contro la Sentenza del TAR!

L’ATU prosegue in regime di PROROGA, non essendo possibile dare esecuzione al nuovo contratto.
Tali “contratti ponte” rappresentano ancora oggi Stanziamenti di denaro non pianificati!
Altro che risparmio per le casse dello Stato!
A causa dei sopracitati tagli, nelle molteplici e frastagliate realtà aziendali sono stati attuati LICENZIAMENTI e procedure di MOBILITA’ e CASSA INTEGRAZIONE per ottemperare al prosieguo delle attività informatiche.

ANM, CSM, le sigle sindacali del comparto Giustizia della P.A. ed i dipendenti pubblici hanno espresso fattivamente a più riprese il loro disagio e la loro preoccupazione per le gravi disfunzioni che questa situazione sta creando e per la sorte degli onesti lavoratori legati a questi “avventurosi” rapporti tra le società e Ministero, chiedendo l’integrazione degli stessi nell’Amministrazione Giudiziaria.
Il 10 Ottobre 2006 tutte le ditte appaltatrici firmano un documento congiunto inoltrando  al Ministero una serie di condizioni per la sanatoria del debito pregresso, concludendo che se le richieste non verranno accolte il servizio su scala nazionale verrà interrotto.
In prossimità del blocco le società LICENZIANO quasi tutti i lavoratori atipici (ma nei fatti subordinati) della commessa ATU e dispongono ferie forzate per i dipendenti.
Il blocco viene revocato all’ultimo giorno, centinaia di famiglie tirano un momentaneo sospiro di sollievo, gran parte dei contratti atipici viene riassorbita, viene firmata una proroga col Ministero.
Ma “l’accordo” serve soltanto ad evitare di mettere sotto i riflettori la situazione, che peggiora.
A Dicembre del 2006 continuano infatti agitazioni e scioperi su base locale.

La Commissione Giustizia del Senato il 28 NOVEMBRE 2006 approva un ODG che impegna il Governo ad assumere i sistemisti informatici impegnati nelle mansioni ATU per concorso, eliminando il ricorso alla esternalizzazione.
L’ODG viene IGNORATO dal Governo.

Il 31 Maggio 2007 alla Camera dei Deputati si discute invece una “interpellanza urgente” di 34 Onorevoli, latori delle tormentate storie dei sistemisti ATU, a cui il Ministero risponde che:
1) Sono disposti ad introdurre una “clausola di salvaguardia” per i lavoratori nel caso di passaggio ad altro aggiudicatario del servizio, a meno che non venga riesumata la vecchia gara ancora sospesa in appello.
2) Vengono effettuati controlli seri sulle società appaltatrici e non risultano irregolarità
3) In caso di concorsi (si menzionano quelli prossimi venturi) per l’assunzione di informatici sono disposti a valutare il servizio ATU come titolo di preferenza.
LA RISPOSTA DEL GOVERNO NON VERRA’ MESSA IN PRATICA

Dopo aver sentito quanto affermato in Parlamento, dopo 5 mesi di sofferenza senza stipendio, dopo inutili tentativi di ottenere “discretamente” aiuto da parte dell’Amministrazione Giudiziaria, i lavoratori della Cm Consit Spa (operante in Campania, Puglia e Molise per il Consorzio OIS) intraprendono azioni legali e proteste ufficiali verso i media ed i massimi livelli istituzionali che non possono essere più ignorate.
Il risultato (secondo una lettera indirizzata alle OO.SS. dall’Amministratore.Delegato della Cm Consit) sono “pressioni ministeriali” per l’immediato l’allontanamento di una società ormai divenuta “scomoda”.
Ricapitolando, il Ministero è debitore verso società che a loro volta fanno ricadere il problema sui lavoratori, i lavoratori chiedono aiuto ed il Ministero fa allontanare società…e lavoratori!
La Cm Consit avvia quindi le procedure di licenziamento collettivo, il Consorzio OIS (capocommessa) annuncia l’immediato ingresso della “Gruppo Sirfin Spa” in sostituzione della Consit senza specificare nulla sul destino dei lavoratori.
100 informatici con esperienza decennale negli uffici giudiziari di 3 diverse regioni rimangono per mesi nell’incertezza mentre il Ministero (chiuso in un ruolo di cinico “committente” e non più di “Istituzione” garantista) TACE.

Mentre accade tutto ciò, per tutta la P.A. viene firmato con un RTI formato da RTI Telecom Italia, DatamatElsag, Engineering un protocollo unico di assistenza informatica detto “SPC” (Lotto 1), alla faccia della lotta alle “esternalizzazioni” selvagge.

Ad Agosto 2007 inizia il suo iter parlamentare il “DDL 2873” del Ministro Mastella, comprensivo di riqualificazione, riorganizzazione degli uffici e nuove assunzioni di personale che (a sorpresa?) non comprende alcun provvedimento per favorire le professionalità informatiche degli ATU.

Vengono presentati 3 distinti blocchi di emendamenti (2 da Parlamentari di maggioranza, 1 dall’opposizione) al DDL 2873 per cercare di introdurre riserve di posti per favorire l’internalizzazione degli informatici ATU, in linea con quanto promesso dal Governo, ma anche le ultime promesse si sciolgono come neve al sole.
L’Amministrazione Giudiziaria da un lato presenta un blando emendamento in Finanziaria a favore degli esternalizzati (che viene subito affossato) mentre dall’altro la Commissione Giustizia della Camera (concordemente col Ministero della Giustizia) respinge e/o invita al ritiro tutti gli emendamenti a favore degli ATU, riproposti in Finanziaria e respinti anche lì.

E così SPC entra a Gennaio e già porta con sé un primo, sensibile, taglio di personale, su tutto il territorio nazionale avvengono una serie di licenziamenti di cocopro e tempo determinato, tutti irregolarmente sfruttati da anni, i lavoratori si chiedono che fine abbiano fatto le rassicurazioni del Ministero.
Con l’ingresso di SPC quindi vengono subito gettati via meno di un centinaio di lavoratori con un patrimonio di conoscenze anche decennale e difficilmente “ricollocabili” a causa della maturata anzianità ed esperienza specifica negli uffici giudiziari.
Altri seguiranno progressivamente stando alle cifre ufficiali, entro il 2012.
Il progetto infatti è quello di assistere le strutture via “remoto”, senza persone fisiche identificabili sulle sedi, un vero e proprio “Grande Fratello” dalle implicazioni inquietanti.